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Pizzo Dell’Arco

Pizzo dell’Arco da Acquasanta Terme

 

L’itinerario che vi proponiamo oggi è molto vario, dai boschi ai paesini dell’Appennino sotto le cime delle montagne. Lasciamo la macchina ad Acquasanta Terme, precisamente nella frazione di Santa Maria nel parcheggio in prossimità delle Sorgenti solfuree de Lu Vurghe. Ci troviamo nell’Appennino Umbro-Marchigiano ai piedi del Monte Ceresa (1494 m) dove un gruppo di montagne fa da spartiacque tra i Monti della Lagae i Monti Sibillini.

le vallate del Ceresa
le vallate del Ceresa

 

Imbocchiamo il sentiero in discesa e attraversiamo il bellissimo Fiume Tronto, sopra di noi si erge la cuspide rocciosa di Pizzo dell’Arco (1011 m).

Fiume Tronto
Fiume Tronto

 

L’itinerario non è sempre ben segnato, prestate molta attenzione a non perdervi i segni del CAI. Entriamo all’interno di un bellissimo bosco con la presenza di alcuni esemplari di Castagni secolari. Continuiamo a salire nel bosco, incontriamo uno stupendo albero di Castagno cavo al centro e la salita comincia ad essere più pronunciata. I castagni lasciano il posto alle querce e intercettiamo il filo di cresta, seguiamo il sentiero sulla sinistra e in breve tempo raggiungiamo Pizzo dell’Arco.

Monti della Laga
Monti della Laga

 

Un punto panoramico unico, il più bello del gruppo del Monte Ceresa. Il panorama spazia dal Mare Adriatico al vicino Monte Ascensione, i Monti Gemelli, il Corno Grande del Massiccio del Gran Sasso, i Monti della Laga e i Monti Sibillini. Torniamo al bivio e invece di scendere per il percorso dell’andata continuiamo a camminare sulla cresta. Un bellissimo itinerario tra boschi di querce alternati a stupende balconate di arenaria a strapiombo sulle sottostanti valli. Seguiamo le indicazioni per Monte Savucco (1205 m), rientriamo nel bosco e delle formazioni rocciose molto particolari attirano la nostra attenzione.

Monte Savucco
Monte Savucco

 

La cima del Monte Savucco è coperta dalla vegetazione arborea, non ci sono punti panoramici. Comunque poco più avanti la vegetazione si dirada e si può mirare molto più nel dettaglio il Massiccio del Gran Sasso. Prestate molta attenzione alle segnaletiche, l’itinerario passa per un bosco di conifere e comincia a scendere e seguiamo le indicazioni per PeracchiaLe conifere lasciano il posto agli alti faggi. Arrivati in prossimità del paesino di Peracchia il tempo sembra fermarsi, un posto incantato con una bellissima fonte ma proseguendo e addentrandoci nel paese, completamente abbandonato, vediamo i danni del terremoto del 2016. Il percorso attraversa il paese, quindi è inevitabile non vedere la desolazione lasciata da questo disastro naturale.

Massiccio del Gran Sasso
Massiccio del Gran Sasso

 

Nel bel mezzo di due giganti dall’Appennino, i Monti della laga e gli azzurri Sibillini, dei boschi lussureggianti di castagno, quercia, conifere e faggio ci accompagnano in un luogo sospeso nel tempo. I borghi nascosti dell’Appennino, per lo più abbandonati, sono il lascito di un mondo lontano. Scandito dalle fatiche e dal susseguirsi delle stagioni, dove pastori, contadini e artigiani conducevano una vita che richiedeva uno stretto contatto con la natura. Ed è proprio la ricerca di questo contatto che mi conduce nell’esplorazione di un qualcosa che ancora devo scoprire…

 

Monti Sibillini
Monti Sibillini

 

Prestate molta attenzione, il bivio sulla sinistra che taglia la frazione di Peracchia non è segnato, poco prima c’è una tabella escursionistica da leggere. Entriamo nuovamente nel bosco a ridosso di un corso d’acqua fino a ritrovare i segni del sentiero. Cominciamo a scendere di quota fino a raggiungere una sterrata che conduce alla frazione di Novele. Da Novele scendiamo lungo la strada asfaltata raggiungendo la frazione di Quintodecimo sulla Via Salaria, dove abbiamo lasciato un’altra macchina. Per completare questo percorso abbiamo impiegato circa 7 ore, percorrendo 21,5 km con un dislivello di 1000 m.

 

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